28 Jun

Interviews

Metallized (IT) - Jul 2013

 Ci hanno piacevolmente sorpreso con il loro disco omonimo, rivelandosi una ventata d’aria fresca per l’intero panorama nazionale e, perché no, internazionale. Abbiamo raggiunto per una piacevole chiacchierata Francesco D’Adamo e Sean Worrel, rispettivamente chitarrista e frontman del combo bolognese.

Nagash
: Innanzitutto, benvenuti sulle pagine di Metallized.it.

Sean: Ciao! Grazie mille per l’intervista e l’ottima recensione!

Nagash: Presentaci la band. Chi erano i Murder Therapy e chi sono i Nero Di Marte?

Sean: I Nero Di Marte sono una band di Bologna nata nel 2007 sotto un altro monicker, Murder Therapy appunto. Abbiamo fatto uscire 2 EP e il full length Symmetry Of Delirium sotto questo vecchio nome e col passare del tempo il nostro sound si è continuamente trasformato fino a quando abbiamo ritenuto opportuno cambiare nome nel 2012. Abbiamo firmato per l’americanaProsthetic Records che ha pubblicato il nostro nuovo album a Marzo di quest’anno in Europa e negli Stati Uniti. Invece di descrivere esattamente che tipo di musica suoniamo potete semplicemente dare un’ascoltata all’album che si trova per intero qui.

Nagash
: Il cambio di monicker è da ritenersi un semplice passaggio o una vera e proprio rivoluzione?

Sean: Direi in realtà più che un passaggio, un cambiamento dovuto. Il vecchio monicker stava diventando un peso e non rappresentava più quello che suoniamo oggi o che potenzialmente suoneremo in futuro. Può essere che ad un ascoltatore esterno il cambio di nome e l’uscita del nostro nuovo album sembri un cambiamento drastico, ma non è affatto così! È stata una naturale progressione a livello musicale, forse non immediatamente percettibile ad un ascoltatore al di fuori del gruppo.

Nagash: Nome a parte, avete mai pensato o messo in cantiere qualche brano cantato in italiano?

Francesco: Certo! In questo album c’è qualche breve passaggio cantato in italiano, nel prossimo la cosa riguarderà una o più canzoni per intero. È davvero particolare ascoltare, mentre suoni, il cantato in italiano, ogni parola acquisisce un significato davvero profondo. In ogni caso per Sean, essendo di origini americane, cantare in inglese risulta estremamente naturale.

Nagash: Come siete arrivati al contratto con la Prosthetic e in che termini questo punta alla vostra valorizzazione?

Sean: Dopo aver registrato il disco eravamo ancora alla ricerca di una nuova etichetta e dopo un po’ di tempo la Prosthetic ci ha risposto dicendo di essere interessata a metterci sotto contratto. Siamo estremamente felici di avere a che fare con un’etichetta che in passato ha fatto uscire album di band come GojiraLamb Of GodAnimals As Leaders e tantissime altre, e speriamo che la loro promozione e distribuzione ci aiuti a suonare dal vivo il più possibile in situazioni a noi congeniali!

Nagash: Chi si occupa della promozione? Vi ritenete soddisfatti?

Sean: La promozione è interamente in mano alla Prosthetic e siamo molto soddisfatti di come sta andando. L’etichetta sta lavorando parecchio per promuoverci e ne siamo molto grati considerata anche la mole di gruppi sotto il loro roster.

Nagash: La vostra attività live come procede? È ancora legata alla dimensione locale e/o nazionale o c’è qualche possibilità di vedervi esportare la vostra proposta?

Sean: Fino a quest’anno abbiamo tenuto svariati concerti in Italia e stiamo lavorando per partecipare a qualcosa di più grande a livello europeo. Non posso confermarti nulla al momento, ma siamo sicuri che entro la fine di quest’anno/l’inizio del prossimo riusciremo a suonare in Europa.

Nagash: Argomento sempre attuale è quello riguardante la scena italiana, sia per quanto concerne le band che il pubblico. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Francesco: Dovrei avere una conoscenza più ampia perché la mia è legata più che altro a Bologna e dintorni ed alle città dove ho avuto modo di suonare. È difficile generalizzare: trovo gruppi interessanti e altri meno, ascoltatori attenti e altri un po’ superficiali, ed io stesso mi ritrovo in ambo le condizioni a seconda dei concerti che seguo, impossibile tracciare una tendenza, sarebbe tremendamente autoreferenziale. Un aspetto sul quale ho invece le idee più chiare, e che è più pragmatico, è quello dell’organizzazione dei concerti (nella sua interezza), che a mio avviso in Italia in molte occasioni risente di errori e incertezze davvero basilari, con ripercussioni sia per le band che per il potenziale pubblico. Alcuni aspetti forse non sono controllabili, ma molti altri invece lo sono e andrebbero migliorati enormemente. Questo garantirebbe nel tempo una netta progressione della “scena” musicale.

Nagash: Come valutate i responsi della critica rispetto al responso delle vendite?

Francesco: Il feedback positivo fa sempre piacere, sia che venga da una recensione, da un commento su un forum o da una breve discussione a fine concerto. Oppure dal vedere che l’album venga acquistato (e ascoltato) con interesse. Ma ovviamente non è determinante in nessun aspetto dell’essere un gruppo. Suonare è creare, esprimersi, dare forma sonora alla proprie idee: come possono opinioni o qualche euro avere seria influenza, nel bene o nel male, su una necessità così profonda?

Nagash: Come nascono le vostre canzoni? C’è un main composer oppure ragionate come entità collettiva?

Francesco: Direi che ogni brano ha il suo “main composer”, una persona che presenta un’idea musicale, una struttura, una successione di riff. Una volta condiviso tale materiale in sala prove inizia il lavoro di composizione e scomposizione alla ricerca della forma finale, e questo è un processo totalmente collettivo. A volte è immediato, a volte invece percorre vari mesi di prove prima di trovare la sua conclusione. Interveniamo tutti sul materiale, registrando ed ascoltando le varie soluzioni proposte. A volte è un equilibrio un po’ delicato, ma si basa sul concetto di fondo che fino al momento della registrazione il materiale musicale rimane “liquido” e quindi sempre alterabile e rimodellabile da chiunque all’interno del gruppo. Un gruppo deve necessariamente creare qualcosa che sia al di sopra della somma delle sue singole parti.

Nagash: C’è qualche episodio degno di nota risalente alle registrazioni o al songwriting dell’album che volete raccontarci?

Francesco: Ormai è passato non poco tempo sia dalla scrittura che dalla registrazione dell’album ed i ricordi si sono fatti un po’ confusi. Ricordo però una cosa bizzarra: durante le registrazioni, in questa villa nelle colline fuori Bologna, siamo stati perennemente spiati da due pavoni giunti da non si sa dove e che hanno seguito tutte le prese degli strumenti facendo capolino dalla finestra della sala di registrazione.

Nagash: Mi ha molto colpito la produzione, ritieni sia una componente funzionale o accessoria alla fruizione della vostra musica?

Francesco: È fondamentale e funzionale a ciò che si vuole creare. La scelta dei suoni e tutte le fasi della registrazione sono di vitale importanza per l’idea che hai della propria musica. E siamo molto soddisfatti del risultato finale: l’album ha suoni ricchi di impatto e atmosfera, conservando il più possibile, soprattutto nella batteria, la naturale dinamica dell’esecuzione. Ed è un aspetto che cercheremo di curare ancora di più in futuro, cercando di fare modo che il suono rifletta totalmente la nostra naturale esecuzione.

Nagash: Quali sono i vostri principali riferimenti musicali e/o influenze?

Francesco: Penso che ognuno di noi abbia influenze e riferimenti musicali piuttosto diversi e che abbia avuto un percorso un po’ tutto suo. Abbiamo sicuramente degli ascolti condivisi, che vanno dai Tool agli Zu, dagli Ulcerate ai Mastodon, ma non le definirei delle influenze: si tratta di band che hanno sviluppato idee alle quali teniamo molto ma che rimangono lontane da quello che vogliamo creare come band, quello che pensiamo di poter fare insieme di personale e autentico. Ci sono poi i King Crimson, per quanto mi riguarda la band che più di tutte ha saputo esprimere nell’arco di decenni musica diversa, personale, profonda, sperimentale e sempre attuale. Come idea di band, loro rimangono i più influenti senza dubbio.

Nagash: Mi piacerebbe sapere da voi a quale o quali brani del disco siete legati maggiormente o che semplicemente vi piacciono più degli altri. C’è qualche aneddoto legato a qualcuno dei brani?

Francesco: Personalmente il brano al quale sono più legato è Time Dissolves, il finale tocca qualcosa che sento davvero intimo e profondo. Stiamo anche realizzando un videoclip per questo brano che uscirà nei prossimi mesi. Su un piano più musicale però Nero Di Marte è il brano che più di tutti rappresenta per me questo album e tutto il periodo della sua preparazione. È passato attraverso così tante trasformazioni, arrangiamenti e ripensamenti… ed è incredibile ora ascoltarlo, solido e compiuto, che riesce a stare in vita da solo.

Nagash: So che avete un nuovo album interamente composto, puoi dirci qualcosa più a riguardo?

Francesco: Sì è vero, il successore di Nero Di Marte è già scritto e intendiamo registrarlo entro la fine dell’anno, anche se la sua pubblicazione avverrà in futuro. Un assaggio delle sue sonorità lo stiamo già dando dal vivo, terminando i nostri concerti con uno dei suoi brani cardine. È un po’ presto per parlarne dato che Nero Di Marte è uscito da poco più di un mese, ma di certo l’elemento sperimentale e la ricerca di nuovi suoni sui nostri strumenti saranno più marcati nel nuovo album. Siamo davvero soddisfatti di come si è evoluto ed ha preso forma nel tempo!

Nagash: Il materiale nuovo è stato scritto nello stesso periodo di quanto pubblicato oppure appartiene ad una “fase” successiva della vostra maturazione artistica?

Francesco: Il primo nucleo ha iniziato a prendere forma all’inizio del 2011, quando stavamo ultimando i dettagli di Nero Di Marte. A quel periodo appartiene anche la scrittura di Time Dissolves che ha poi completato l’album. È quindi una fase successiva, seppur non lontanissima, con un’altra presenza importante nella scrittura dei brani, quella di Andrea(Burgio, bassista, N.d.R.), e l’utilizzo di suoni, soluzioni e sperimentazioni che abbiamo imparato ed assorbito in questi ultimi due anni. Ad ogni modo non c’è stata una pausa tra un album e l’altro nella scrittura, è un processo continuo.

Nagash: L’intervista è finita, c’è qualcosa con cui volete salutarci? Un messaggio o un’ultima battuta.

Francesco: Grazie mille per l’intervista ed il supporto mostrato! E non vuole essere una minaccia, ma… ci risentiremo molto presto.

Metalitalia (IT) - Jun 2013

Una delle belle novità del panorama musicale italiano per l’anno in corso risponde al nome Nero Di Marte, gruppo che fino a qualche tempo fa suonava con il monicker Murder Therapy. All’epoca, il loro stile musicale trovava ampiamente collocazione nel filone tecnico del brutal death metal, anche se le loro composizioni lasciavano presagire una voglia sperimentale figlia di molti influssi musicali di tutt’altro genere. Oggi il bruco è diventato farfalla e quindi sul mercato discografico la valente Prosthetic Records ha pubblicato l’esordio omonimo dei quattro bolognesi, un album dalle molteplici sfumature e ampiamente apprezzato anche oltre confine. Per capire come si è consumata questa evoluzione musicale abbiamo interpellato Francesco D’Adamo, membro fondatore del gruppo, che ci ha parlato del passato, e quindi della loro mutazione stilistica, del presente, ovvero della dura lotta per emergere dall’underground, e del futuro, che vede molte novità in serbo in casa Nero Di Marte. Ecco a voi il resoconto della piacevole chiacchierata…

SE C’È ANCORA QUALCHE SPROVVEDUTO CHE NON VI CONOSCE, VUOI SPIEGARE IN TRE RIGHE LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE?

“Grazie per l’intervista! Non cadrò nella tentazione di descrivere la nostra musica a parole, a questo link trovate l’intero album da ascoltare, quindi premete play e createvi da soli un’idea della nostra proposta musicale mentre continuate la lettura”.

ALLORA, COME SI PUÒ PROGREDIRE IN MANIERA NATURALE DAL DEATH METAL DI “SYMMETRY OF DELIRIUM” ALLE NUOVE SONORITÀ DI “NERO DI MARTE”? È UNA QUESTIONE DI ASCOLTI? DI INFLUENZE MUSICALI?

“Ascolti ed influenze musicali (e non) hanno un loro ruolo, certo. A volte diretto, a volte indiretto. Quest’ultimo penso sia il più determinante per ottenere una proposta personale ed in qualche modo originale; ovvero ascoltare e ragionare su modi di fare musica lontani da quello che facciamo insieme come band. L’elemento più importante nella progressione alla quale ti riferisci nella domanda è l’alchimia nell’attuale line-up della band rispetto a quella di ‘Symmetry Of Delirium’, il modo in cui abbiamo imparato a conoscerci e crescere musicalmente, e soprattutto il fatto di non porci alcuna barriera in quello che vogliamo suonare insieme”.

PARLIAMO ALLORA DI QUESTO NUOVO ALBUM. DI SOLITO SI TENDE A CAMBIARE IDEA SULLE COMPOSIZIONI A DISTANZA DI TEMPO. SAPPIAMO CHE QUELLE CHE COMPONGONO L’ALBUM IN REALTÀ RISALGONO A UN PERIODO PRECEDENTE. QUAL È IL VOSTRO GIUDIZIO ADESSO, ALLORA, SULLE CANZONI?

“L’album mi suona molto più compatto e coeso ora. A distanza di tempo dimentichi alcune fasi della creazione e registrazione dell’album, che suona come un insieme definitivo e privo di altre possibilità. E inizi ad ascoltarlo quasi da esterno, nonostante quei brani tu li abbia sentiti e suonati centinaia di volte. All’epoca i pezzi sono passati attraverso numerose modifiche e arrangiamenti in cerca della soluzione per noi migliore, quindi non ci sono sezioni dei brani che avrei registrato diversamente. Stesso discorso per la presa effettiva degli strumenti e per l’attrezzatura usata, sono molto soddisfatto di come suona il CD. Non riuscirei a modificarlo ora, non è più malleabile se non in alcuni suoni che dal vivo ci piace cambiare o improvvisare”.

A ROMA, DAL VIVO, ABBIAMO AVUTO L’OPPORTUNITÀ DI ASCOLTARE UN PEZZO NUOVO, SE VOGLIAMO ANCORA PIÙ SPERIMENTALE E FUORI DAGLI SCHEMI RISPETTO ALLE COMPOSIZIONI DELLA VOSTRA PRIMA PUBBLICAZIONE. COSA CI VUOI DIRE AL RIGUARDO? SEGNERÀ LA LINEA PER LE NUOVE CANZONI FUTURE?

“Il brano del quale parli lo suoniamo come chiusura dei nostri concerti da quasi un anno ormai e farà ovviamente parte del nostro prossimo album. Ha suoni ricercati, una cadenza ossessiva, moltissima dinamica ed un cantato in italiano quasi recitativo. Le melodie poi hanno molta tensione. Ci dà sempre una certa emozione suonarlo… Segnerà fortemente l’atmosfera del prossimo album, ma rimanendone solo una componente, seppur alcuni elementi, con forme diverse, saranno presenti in altri brani”.

COME NASCE UNA CANZONE DEI NERO DI MARTE?

“Se prendi i brani dell’album, ognuno ha seguito uno sviluppo un po’ suo. L’elemento in comune tra tutti però è il lavorare come collettivo sulla loro composizione, aldilà di chi sia la paternità specifica di un riff o di una successione di più riff. Questo aspetto dello scrivere è piuttosto recente nella musica occidentale ed è una risorsa eccezionale nella composizione. Non farne uso in una band, delegando tutto ad un’unica persona, come spesso ho visto fare, è un errore terribile. Tornando ad un aspetto più pratico, cerchiamo di provare tutte le varianti che ci vengono in mente, le registriamo, le riascoltiamo ed andiamo avanti nelle modifiche. L’orecchio funziona molto meglio della parola in questi casi. A volte i risultati sono immediati, altre invece richiedono settimane (ed un po’ di frustrazione) per prendere forma”.

“MOLOCHIAN”, TESTIMONIANZA INTERMEDIA DEL TRANSITO DAI SUCCITATI ALBUM, È STATA DUNQUE UNA OPERAZIONE FORZATA, PER INDORARE LA PILLOLA DEL CAMBIO DI STILE?

“’Molochian’ è una pubblicazione alla quale tengo molto, soprattutto considerato quanto poco sia stata cercata e pianificata. I primi tre brani sono il lato scritto dopo ’Symmetry Of Delirium’ che non è convogliato nei Nero Di Marte, materiale che però non volevamo andasse perso nel nulla, ne volevamo conservare una traccia. L’ultimo brano invece, ‘Di Luci E Negazioni’, è un rituale, il passaggio tra una forma e le altre che sono venute e che verranno. Per noi quella canzone ha avuto una notevole influenza, direi una sorta di liberazione. In una versione più breve, la suoniamo attualmente per aprire i nostri concerti”.

COSA PENSI DEL FATTO CHE IL MINUTAGGIO DELLE CANZONI DI QUESTO ALBUM, MA IN GENERE ANCHE DELLE ALTRE BAND CHE SUONANO COSE ANALOGHE, SIA SEMPRE MOLTO LUNGO. LO RITIENI UN FATTORE NECESSARIO PER SVILUPPARE APPIENO L’IDEA DELLA CANZONE?

“Interessante. In realtà quasi tutte le composizioni musicali (dei più disparati generi) fino a qualche decennio fa avevano durate di gran lunga superiori a quelle attuali. Ci si preoccupava probabilmente di più dell’adeguato sviluppo del brano che della sua ‘digeribilità’ e del rispetto di alcuni canoni dettati dal commercio musicale e relativi strumenti di riproduzione/ascolto. Nello specifico, quando lavoriamo ad un brano, cerchiamo di fare in modo che concluda l’idea che l’ha generato. Concludere non significa necessariamente risolvere. Può anche terminare lasciando note ed atmosfere in sospeso se è quella la sensazione che gli si vuole dare. Inoltre ci piace lavorare su come allacciare varie parti di un brano e, a meno che non si cerchi un effetto di spaesamento con un cambio repentino, c’è bisogno di parti di passaggio per legare il tutto. Preferiamo suonare e sviluppare variazioni di uno o più temi piuttosto che concentrarne decine nello stesso brano. E anche questo è un fattore che genera brani più lunghi. Ad ogni modo, la lunghezza di un brano non è un problema che ci poniamo quando scriviamo musica. Così come anche nell’ascolto”.

QUAL È LA CANZONE DELL’ALBUM CHE REPUTATE IL VOSTRO INNO ATTUALE, QUELLA CHE NON FINIRÀ MAI FUORI DALLA VOSTRA SCALETTA FUTURA? PROPRIO “NERO DI MARTE”?

“Sì, la canzone più rappresentativa dell’album è senza dubbio ‘Nero Di Marte’, ha in sé tutti gli elementi che poi con forme diverse vengono approfonditi negli altri brani, il nucleo dell’album che non a caso porta lo stesso nome. E’ ovviamente presente nella nostra attuale scaletta dal vivo, anche perché nella parte centrale ci permette di sperimentare/improvvisare suoni e soluzioni diversi che rendono ogni esecuzione un po’ unica”.

UNO DEI PROBLEMI DI OGGI È QUELLO SICURAMENTE DI EMERGERE FRA UN MARASMA DI PUBBLICAZIONI. QUAL È IL TUO PUNTO DI VISTA AL RIGUARDO? QUALE RITIENI IL PERCORSO GIUSTO DA FARE PER CERCARE DI FARVI NOTARE IL PIÙ POSSIBILE?

“Il nostro scopo non è farci notare il più possibile ma esprimere le nostre idee musicali a fondo, in sala prove prima, in studio e dal vivo poi.  Il contratto con la Prosthetic Records permette di dare all’album una notevole visibilità ed un potenziale pubblico piuttosto vasto, cosa che ovviamente non ci dispiace affatto, soprattutto per la maggior opportunità di suonare dal vivo in situazioni a noi congeniali, che è una cosa che desideriamo fare molto. Ritornando alla tua domanda, il problema non è il marasma di pubblicazioni, ma il pensare di dover ‘emergere’. Non si emerge mai da niente. Non c’è un sotto ed un sopra. La differenza è solo nel riuscire ad esprimersi e a dare vita alle proprie idee e sensazioni musicali o il non farlo. Il riuscirsi, aldilà di pubblico, visibilità e quant’altro, è fonte di grande piacere, e penso che sia di questo che non possiamo fare a meno”.

QUALI SONO I PROGRAMMI FUTURI PER I NERO DI MARTE? C’È UN NUOVO ALBUM ALLE PORTE? NUOVE COMPOSIZIONI?

“Entro la fine dell’anno registreremo il successore di ‘Nero Di Marte’, per il quale stiamo ultimando i dettagli, ma la sua pubblicazione è in un indeterminato futuro per ora. Il processo di scrittura non si è mai fermato, anzi ha subito una notevole accelerazione nell’ultimo anno. Oltre a suonare dal vivo in Italia, stiamo cercando di partecipare ad un tour più ampio per quest’autunno e la prossima primavera, cosa alla quale teniamo molto. Nulla di confermato al momento ma accadrà, ne siamo sicuri. Infine, nei prossimi mesi lavoreremo a del materiale video per alcuni brani di ‘Nero Di Marte’”.

ALCUNE BAND, COME INTRONAUT E ULCERATE, BAND CON LE QUALI AVETE SUONATO QUALCHE DATA IN PASSATO, HANNO ESPRESSO LA VOLONTÀ DI AVERVI IN TOUR CON LORO IN FUTURO. È UN BEL RICONOSCIMENTO, SE PENSIAMO CHE PROVIENE DA DUE GRUPPI CUI VENITE ACCOSTATI SPESSO MUSICALMENTE, NO?

“Senza dubbio! Da quei concerti manteniamo un contatto assiduo con entrambe le band e speriamo davvero che l’andare in tour insieme possa concretizzarsi il prima possibile!”.

- via Metalitalia

Fuze Magazine - Jun 2013

Who am I talking to? Could you please shortly introduce yourself to our readers?

S: Hey this is Sean, I play guitar and sing in an experimental metal band called Nero di Marte based in Bologna, Italy. We’ve been around since 2007 although with a different name, Murder Therapy. We recorded a few EPs and an album before changing our name. We have just now released a new album through Prosthetic Records in Europe and the States this past March.

F: Hey, this is Francesco, guitar. I’m usually panned left on the album!

Can you perhaps tell us something about the intention and the spirit of Murder Therapy when the band came to be. How has the intention / the spirit changed with the renaming into Nero Di Marte? What kind of philosophy is the basis for what you are doing today?

S: I don’t think our intention has changed – our philosophy, if there is one, must be one of total freedom in expressing ourselves, while still remaining as true to ourselves as possible. It’s also just about making music we like to hear and play. F: After all a name change doesn’t change anything at all. What instead definitely changed in recent years is growing up (musically and not), “evolving” and opening ourselves to different things to understand what we want to do together as a band. What we should learn and by what means we are able to express ourselves. Before we were less aware of this research.

What is it for you guys to be called a technical death metal band – is it somehow annoying or fine with you? Is this close to what you are doing out of your view?

F: It’s a definition that makes me think of tutorial videos on youtube and expensive guitars, so I don’t really like it. What we play feels quite natural to me, so how could I call it technical? At the same time I cannot find a definition of what we play, and I have no interest in doing so. Music is just… music, another language. Words always fail when they try to describe or frame it somehow. And since anyone can listen to a sample of what we play online, why should we as a band try to define it?

How do you feel about your place within the metal scene as well as in between tradition and gaining new ground to bring forth what the metal heroes you grew up with did before Nero Di Marte were around?

F: I think each of us would answer very differently. If I think about it, I can in a way put the band in a sort of evolutionary path of the metal genre. Understanding where what we do comes from, and therefore what we take or continue from bands that have been important to us. For the rest I think it’s too early to say if the band has earned a place of its own in the metal scene. Those things need more time.

Looking on extreme metal in general you can find lots of sub-scenes and styles, the metal underground is changing all the time. Are there bands you feel connected with that might have a similar agenda to what you have with Nero Di Marte?

S: For me personally I’d say King Crimson, Gorguts, Intronaut, Ulcerate, Isis, Shining, Deathspell Omega, Sleepytime Gorilla Museum – are bands that are either pushing music to the limit or are just being extremely creative. I don’t know if there is a connection to what we do with them but I like to think so, even if we do not play the same style of music. F: I don’t know, it’s really hard to say, you would have to know a band personally and musically to understand if you share a similar agenda. Anyway about our music, I don’t feel connected to any other band. I feel it is more of a lonely path. It can’t be any another way.

Where do you guys see the line drawn between progressing on what you do well, and completely offering a new direction or sound? Especially in the context of your band of course…

F: I think that almost nothing progresses with revolutionary discoveries. Or drastic changes. It may seem so sometimes, but reality is always a bit different. Now bringing this to music, and in particular to our own, what we are playing and composing now is still a dialogue between tensions and rest, the new and the old, what we have already done and new sounds. Maybe when our music is published it is seen as a new direction, but it’s generated by basically the same things.

Do you think it is necessary to create a certain distance between you and the music in order to get a better understanding of its inherent quality – how do you handle such questions? How do you make sure to have a consistent quality level for all the songs of Nero Di Marte?

F: This is a very interesting question … We continuously record our rehearsals, and then we listen to the files we recorded at home. Each of us has an idea of what sounds weak and transitory and what instead sounds strong and stable in the compositions we’re writing. The song’s “matter” remains open to any modification for a long time and we don’t care how distant we get from the original idea. Our goal is to bring the music to a point where at that time, for us, for our hands and our ears, it could’nt be played any differently. What then becomes the record is the last way the song is left at, and all other ways are lost. This process is sometimes immediate and natural, almost with a life of its own. Other times getting there is exhausting.

What was the biggest and the most primary reason you got into heavy music? Has this reason changed over time? How do you stay motivated with what you are doing, and how do you make sure to develop?

F: It’s hard to say. Maybe I was attracted by dark, distorted, vaguely occult and dissonant atmospheres and tempted by an imagery that isn’t found elsewhere. I remember when I heard “Blood Fire Death” by Bathory for the first time on vinyl twenty years ago. That intro made me freeze, it was just what I wanted to hear! And maybe thinking about it, albeit in a completely different form, the motivation is more or less the same. The idea of evolution is a very personal thing. We’ll later understand in hindsight if we succeeded in developing ourselves. The key is to continue to look, learn, be curious, without really defining yourself too much. All these elements work better if they surface from a “band” than just a single mind. The alchemy of different paths from different people, bonded by the same purpose.

The style Nero Di Marte is playing finds separation through passion and honesty. It’s well balanced, brutal and having a good dramaturgy to keep things interesting. What is your attitude towards metal in general and towards being Nero Di Marte in particular?

F: All in all it has to do with not being able to find something you really like easily in the genre. Apart from the bands that Sean mentioned before, not being able to find sounds and emotions that you’re looking for moves you to try to create them. Perhaps the urge to create comes out of this gap between what you hear and what you want to hear.

To me it seems that you are not willing to take compromises into consideration at all when it comes to the sound of Nero Di Marte, right?

F: Perhaps, but it’s not conscious at all. It’s a natural process, trying to express ourselves in whatever way we can imagine. Fellini always said in his interviews “everyone should do what suits them most”. I always tried to make good use of these simple words. Trying to focus on what we are doing and not on what is happening around us.

Do you still have to deal with limitations when it comes to the songwriting or are you in a position to realize all the ideas you have? And do you tend to write your songs in segments, which you then piece together, or do you project an entire composition from a single melody?

S: I think at this point our only limitation is ourselves as a band, and that may very well be a limitation to the listener of course. But yeah, I think we have the freedom needed to do anything we wish right now. As far as writing, it really depends. Many times a single person comes up with what is the basis for a song, and it usually starts with a single riff or atmosphere: from there other parts that continue that same musical intention are further developed and the ideas are all put together. We then make sense of it as a band playing around with the song, changing and transforming the atmospheres sometimes completely, giving it even a new meaning compared to what the original vision was.

Musically and lyrically your selftitled album seems like a band fueled by raw emotion which is at the same time tempered by a “reflected” vibe. What are the motives behind writing in this style, what reactions are you seeking to evoke in your audience?

F: I don’t know what reactions our music might evoke in the listener, maybe I don’t care or maybe I’m just scared to find out. But I know very well what generated them, and what still generates strong reactions in me, even after playing and listening to our music hundreds of times. And I think that in the end everything is about a passionate and at the same time desperate search. Made of discoveries and falls. Melancholy and abandonment combined with a dark almost dionysiac joy. Sometimes these feelings may appear almost bipolar from the outside, but the emotions that have determined them are always deep and true. And terribly human.

Do you feel that Nero Di Marte has found its “own” sound already, or is it still evolving? Which is the direction you are heading for by choice? What come to table naturally by evolution?

S: We are still evolving and hopefully that’ll never stop. I don’t know if we can talk about our own “sound” just yet, but there are certain aspects of our playing which I find unique and that’s what we’re sort of trying to develop even further. When a band is said to have a certain sound it sometimes means they continue doing the same things over and over, and none of us want to be that type of band. That doesn’t mean we shouldn’t have our own musical identity. Take King Crimson as an example: they’ve been playing music for more than 40 years and every decade they’ve always moved on to experiment elsewhere, while still retaining a very clear and strong identity.

A strong part of your sound is about experimentation. Of the songs you guys have recorded for the selftitled album, which one do you feel crosses the most borders? What other borders, musically speaking, do you guys wanna knock down in future?

S: Out of all the songs “Nero di Marte” is probably the most expansive and boundless tracks we’ve ever written, while still retaining a strong cohesiveness, at least to us. It took a long time for us to digest all the ideas that came together in that track before we spat it out in it’s definitive form, and there’s a reason why the song title then became the name of the album and the name of the band in the end. Right now, for what will probably be in our future releases, we are experimenting with a variety of very different sounds. We are still working free of normal song structures and with a more vast and darker use of melody and dissonance. I am personally trying to experiment a lot more vocally, both in the tones I’m using and also in how vocals are used in the context of a song/album.

Is there something like a guiding line listeners have to know about to get a better understanding of what you are trying to tell them with your album?

F: I’m strongly tempted to give clues and hints, but I promised myself to resist. The music that “Nero di Marte” gives should be enough. Even if it might sound a bit cryptic on your first listen. The only practical advice I would give is to listen on good loud speakers, from the original cd which sounds so much better than a compressed mp3. Finally, it would be great if outside your window the sky could become darker, as if a storm was approaching.

- via Fuze Magazine

Ghost Cult Mag - Apr 2013

Hi guys. Congratulations on the album, I really enjoyed it. Could we start by having a little bit of a background on the band, as you’ve been around in one guise or another for a while now?

Sean: Thank you! The band has been around for a while (2007 to be exact) although under a different name, Murder Therapy. We released a couple EPs and an album in 2009 calledSymmetry Of Delirium through Deity Down Records (NL). The music we were offering at the time was more death metal oriented, although it had some of the dissonant progressive elements we then further developed on our 2011 EP Molochian. After that we recorded Nero Di Marte and changed our name; the album then landed us a deal with Prosthetic Records.

You must be stoked to be signed to Prosthetic Records – how did that deal come about?

Sean: Absolutely! Prosthetic was one of the first labels we contacted and what they were offering was really ideal for us. We are really happy working with them, there is good communication and understanding between us which is great.

The songs on the album are all pretty huge and the performance very tight – can you tell me a bit about your songwriting process? How do you know when a song, like the twelve-minute title track for instance, is complete?

Sean: We tend to give ourselves a lot of time to write, record and listen to everything we do. The interesting thing about the songwriting is that it remains completely open to any possibility until we feel the song we’re writing finds its balance and place in the album, its cohesion. And that obviously takes time. It took more than a year to finish writing the title track, a year in which almost all the other songs for the album were written, so the title track’s particular atmosphere both influenced and was influenced by the rest of the album.

And how about the production? Keeping all of those complex time changes in check and still sounding as tight as you do must have been a challenge.

Sean: What we did in the studio was try to replicate the sounds and atmospheres we were getting in our rehearsal room, with no sound replacements or editing. Trying to translate that was neither too difficult nor too easy although we used the exact same equipment. Our main concern is not to overwhelm the listener with the several things that are happening in the song and the production and the dynamics really have an impact on how that sounds. We’re working on that, both by trying to be more focused in our songwriting and by experimenting what works best while recording.

Is there any material left over? Could we see an EP release in the future?

Francesco: More than a year has past since we recorded Nero Di Marte, and the album’s successor is almost finished. There is so much new material and we hope to record another album this year, depending on the band’s future live activity. But the core of what’s to come is already there, and it sounds very dark and much more experimental. The writing process never stops, but I’m guessing it will take some time to listen to any new stuff… on the other hand, Nero Di Marte was just released a week ago!

Can you tell me about your influences, as a band and with regards to the album? Did you listen to anything in particular whilst writing and recording or did you shut yourselves away and not listen to anything?

Sean: The album was absolutely spontaneous both during writing and recording. We avoid having references although people may pick up on certain influences in our music. And that’s ok, it’s natural to link something new to something you’ve already heard. It’s also obvious that elements of music I like are bound to consciously or unconsciously come through my playing, but we’ve never said to each other we wanted to sound likes this band or that band, we’re 4 different people with different playing styles and that’s what makes it interesting to us.

Can you tell me something about your lyrics and how you come up with ideas?

Sean: The lyrics in the album really reflect the mood each song gave us musically and it’s rather hard to explain how that mood then translates to words! I would describe our lyrics as introspective, evocative and in many ways existential, but every song explores something different. There is a sort of mysticism we personally attach to our music, at least metaphysically, so that probably creeps into the lyrics as well. Again, it’s hard for me to get into the details of what our lyrics are about so the best thing to do is probably to just read them yourself.

What are your touring plans? Anything happening outside of Italy that we should get excited about?

Sean: Nothing for the moment, but I promise we will tour at least Europe by the end of the year. We’re working on it!

Italy seems to have become something of a hotbed for quality metal recently. Is there something happening over there we ought to know about?

Francesco: Rather than a real change in Italian bands I think this is due to the higher quality of recording studios dealing with metal (for example Studio73, 16th Cellar), allowing bands to record their music with a higher standard in production. Also, thanks to a few bands, maybe there’s less prejudice towards what is happening here. Metal is anyway still very underground in Italy.

Finally, if you could commission any band to cover one of your songs, who and what would it be?

Francesco: I’d love to listen to the song “Nero di Marte” performed by a string quartet or by a full orchestra, that would be extremely exciting!

The New Noise (IT) - Apr 2013

Sono italiani, hanno un album appena uscito su Prosthetic Records e la stampa internazionale li ha accolti con entusiasmo: non potevamo quindi lasciarci sfuggire l’occasione di scambiare qualche parola con i Nero Di Marte, un gruppo che ha saputo distinguersi grazie a un suono personale, estremo e particolarmente moderno. Ci parlano di questa nuova avventura Sean Worrell (voce) e Francesco D’Adamo (chitarra). Com’è nata la collaborazione con Prosthetic? Un gruppo italiano su di una etichetta come questa non si trova molto di frequente. 

Sean (voce, chitarra): Prosthetic per vari motivi era una delle prime etichette a cui abbiamo scritto una volta finite le registrazioni dell’album. Non nascondo che ci è voluto molto tempo e molta pazienza nell’aspettare una risposta da tutti quelli che avevamo contattato; eravamo praticamente ad un passo dall’autoprodurci quando ci arrivò una email da Duncan della Prosthetic. Da allora va tutto a meraviglia, i rapporti sono ottimi e loro sono molto comunicativi, considerata anche la mole di gruppi che hanno nel loro roster. Fra noi c’è intesa a livello musicale e questo credo sia molto importante.

Il passaggio da Murder Therapy a Nero Di Marte è dovuto ad un motivo puramente estetico oppure riguarda qualcosa di più profondo? Ascoltando il disco non si può fare a meno di notare il percorso evolutivo che avete intrapreso, forse è questo che vi ha spinto a “superare” quanto fatto con il nome precedente…

Francesco (chitarra): Già alla fine dell’estate del 2010, quando per un breve periodo nella band eravamo solo io (Francesco), Sean e Marco, avevamo intenzione di cambiare nome. Ma non l’abbiamo fatto, forse per timore di azzerare alcuni contatti e quanto fatto e forse perché avevamo sottovalutato l’impatto che seppur solo nell’underground il debutto Symmetry Of Delirium aveva avuto. Andando avanti con la band e con le sue progressivamente diverse sonorità ci siamo accorti che il nome Murder Therapy stava diventando una zavorra, un pregiudizio nei confronti di quello che stavamo suonando. Infine, quando con anche l’arrivo di Andrea ci è stato più chiaro cosa stavamo cercando di creare, abbiamo deciso di trovare un nome che rappresentasse le nostre presenti e future sonorità, e che lo facesse nella nostra lingua.

Tra l’ep Molochian e l’album Nero Di Marte c’è stato un salto non indifferente. Guardando indietro al 2011, cosa pensate di quel disco? Quali sono stati i cambiamenti più significativi?

Sean: Molochian è stato registrato già sapendo come avrebbe suonato Nero Di Marte, difatti la realizzazione di quell’ep aveva anche lo scopo di guidare il potenziale ascoltatore attraverso l’evoluzione che si stava compiendo all’interno del gruppo. Le canzoni di Molochian (con l’eccezione de “Di Luci E Negazioni”, scritta in seguito) facevano parte di un blocco di materiale scritto nel 2009/2010 in cui erano presenti anche la maggior parte dei brani di Nero Di Marte. Abbiamo voluto dividere il materiale in due uscite per motivi credo palesi, dato che ci fai una domanda del genere! Considerato questo, credo che sia stato fondamentale registrare quel materiale, sia perché ritengo che quella musica estremamente valida, sia perché ci ha sicuramente dato modo di andare avanti con più serenità e progressione a livello di uscite discografiche.

Molochian è stato autoprodotto, e all’epoca lo avevate reso disponibile anche in free download su Bandcamp. Quella del download è una questione molto dibattuta, un fenomeno sempre più diffuso che ha ormai assunto un ruolo di grande importanza (basti pensare a tutti quei progetti che pubblicano solo in forma digitale). La vostra opinione al riguardo?

Francesco: È un discorso molto ampio… che è costruito su un errore di base, cioè pensare che un album scaricato corrisponda a un album non acquistato. Essendo il più “grande” nella band, ricordo benissimo l’ascolto pre-internet e anche quello precedente alla diffusione dei masterizzatori. Ognuno aveva un certo numero di album originali e poi una gran quantità di cassette. Si facevano scambi. C’erano annunci di persone sulle riviste del periodo che vendevano cassette duplicate. Di realmente diverso rispetto a ora c’era l’accesso ad un numero ridottissimo di band. Così come molto più basso rispetto a ora, almeno in ambito metal, era il numero di band che arrivava a pubblicare un album. Ciò faceva sì che gli acquisti si concentrassero su un numero ridotto di gruppi. Band come Morbid Angel, Carcass, At The Gates, solo per citartene alcune, a metà degli anni Novanta avevano dati di vendita ora inimmaginabili, nonostante la popolazione mondiale che (per motivi economici e geopolitici) effettivamente avesse accesso all’acquisto di un album fosse in numero inferiore ad ora. L’industria discografica non è intervenuta per tempo su un fenomeno vastissimo, lasciando che si radicasse l’idea di un download totalmente deresponsabilizzato e privo di lungimiranza. Avrebbero dovuto invece per primi approfittare delle nuove tecnologie e piattaforme, “educandoci” a un sistema nel quale ascolti ciò che vuoi (e soprattutto direttamente dalla fonte, etichetta o band che sia) e poi compri o comunque contribuisci economicamente al supporto di ciò che ti piace davvero. Che è poi quello che sta accadendo ora… ma con dieci anni di ritardo. Infine, pensando al supporto cd, vorrei che fossero di largo consumo. Va bene l’edizione limitata, la confezione particolare, gadget inutili e quant’altro, ma un cd andrebbe comprato con la stessa leggerezza (mentale ed economica) di quando si ordina uno spritz al bar. Un capolavoro assoluto come A Love Supreme di John Coltrane lo compri a 5,00 € quasi ovunque, un cd di una band metal in Italia a circa il triplo… E se consideriamo che le spese di registrazione sono quasi sempre a carico delle band, che stampare un cd con un booklet anche curato ha un prezzo bassissimo, che buona parte della promozione che fanno le etichette è on line e nella maggior parte dei casi a prezzi bassissimi rispetto al passato, cos’è quel sovrapprezzo che viene a generarsi? Cos’è questo valore aggiunto? È tutto legato ai vari passaggi nella distribuzione? Oppure è il suo lato artistico a far salire il prezzo? È ridicolo. Un cd è solo un supporto. Non è arte. Non è creatività. Non è il fine, ma solo il mezzo fisico più pratico ed economico della nostra epoca per diffondere e vendere musica. E andrebbe desacralizzato, reso un oggetto economico e di consumo. 

La band negli anni è passata attraverso diversi cambi di formazione. Quanto e in che modo questi cambiamenti hanno influito sullo sviluppo del vostro suono?

Francesco: Moltissimo. Nel far sì che le cose convergessero… il passaggio di Sean anche alla voce ci ha permesso di avere uno spettro di emozioni molto più ampio e di poter sviluppare alcune parti dei brani. Riccardo (il nostro vecchio cantante) aveva una voce eccellente per un gruppo death metal, ma stavamo diventando altro… e la voce è il primo e più forte impatto nell’atmosfera generale di una band. Sean non aveva mai cantato seriamente in un gruppo, è stata una cosa nuova per lui, ma con un misto di talento e pratica è riuscito a fare qualcosa oltre le nostre e forse anche le sue aspettative. Medesimo discorso per l’arrivo di Andrea al basso, che ha portato suoni nuovi, un altro modo di utilizzare lo strumento nel mix generale e tante idee per la composizione dei brani. L’alchimia che c’è ora nella band può dare vita a qualcosa di davvero personale…

Il vostro death metal sembrerebbe essersi spostato verso una forma più tecnica e moderna, dando vita a uno stile meno inquadrabile e di più ampio respiro; nel frattempo siete anche riusciti a trovare il modo di sfruttare al meglio quel bagaglio di esperienze e influenze che vi caratterizzano da anni. Tutto questo è accaduto in maniera naturale oppure avete intenzionalmente deciso di rivolgervi a qualcosa di diverso da quanto registrato in passato? Com’è stato il processo di composizione che ha portato a Nero Di Marte?

Sean: La scrittura di Nero Di Marte è avvenuta in modo assolutamente naturale, ma a pensarci bene, assieme a Molochian, è stata la prima volta che componevamo qualcosa insieme da zero… È vero che gli album usciti fino a oggi sono stati scritti più o meno dagli stessi componenti, ma quando io e Marco siamo entrati a far parte del gruppo il processo di scrittura di Symmetry Of Delirium era già ben avviato. Dopo l’uscita di quel disco abbiamo cominciato subito a preparare molto nuovo materiale (canzoni come Convergence risalgono al 2009 e venivano già proposte dal vivo). Il passare del tempo, come sempre, ha agito come filtro sulla composizione dei brani e i diversi cambi di line-up non hanno fatto altro che rafforzare e allo stesso tempo espandere ciò che stavamo scrivendo. A conti fatti ciò che è venuto a galla non sono altro che idee, riff e atmosfere che ognuno di noi si teneva dentro da anni e che in Nero Di Marte finalmente trovavano la loro espressione.

Non si sa chi abbia iniziato a mettere in giro la ricetta, ma è un fatto che molte recensioni del vostro esordio disegnano una specie di triangolo Mastodon-Ulcerate-Gojira. Al cuoco non si dovrebbe mai chiederla, la ricetta, quindi diteci solo se quella che si trova in rete ha qualcosa che proprio non va messo. Francesco: È vero, molte recensioni fanno riferimento a quei gruppi. Anche perché essendo un album di esordio magari si cerca di dare una direzione più immediata all’eventuale ascoltatore, e non c’è nulla di male in questo. D’altronde descrivere la musica a parole è un processo per sua natura fallimentare. È un altro linguaggio. Non suonerei affatto se potessi esprimere certe cose con la parola. E nel creare un suono nostro non abbiamo mai avuto riferimenti chiari ad altri band. Le tre che hai nominato, insieme ad altre, ci hanno suggerito di liberarci di alcuni cliché e trovare il modo per esprimerci in maniera personale. A nostro modo. Al di fuori dei canoni di un genere. Ed in questo elemento nessuna band è stata più influente dei King Crimson.

Dalle scarse notizie in nostro possesso a riguardo, si direbbe che abbiate suonato con gli “irregolari” norvegesi Virus. È vero? Poi i Godflesh. Che esperienze sono state per voi?

Sean: Purtroppo le date che dovevamo fare con i Virus sono saltate per motivi non dipendenti da noi; spero in un futuro di comunque riuscire a fare qualcosa assieme anche perché sono estremamente curioso di vederli dal vivo! Abbiamo suonato con i Godflesh il giorno dell’uscita del nostro album in Europa. Che dire, è stata veramente una bella serata, con un pubblico decisamente più numeroso e vario del solito! Siamo molto onorati di aver condiviso il palco con una band storica come loro.

Siete tutti attivi da diversi anni, seppure con altri progetti, nel circuito metal bolognese. Che tipo di riscontro state avendo dalla vostra città? Generi come il vostro stanno diventando minoritari o continuano ad avere un seguito anche negli anni del revival di qualsiasi genere old school? Com’erano le cose quando iniziaste a muovervi coi vostri primi progetti?

Francesco: Abbiamo sempre avuto seguito a Bologna, ovviamente nei numeri che un genere così underground permette. Ciò che è cambiato negli ultimi anni è la maggiore difficoltà a trovate luoghi dove suonare o ascoltare altre band e la riduzione in generale delle persone presente ai concerti. Ciò riguarda tutti gli ambiti musicali in città, dalla musica classica al jazz, al metal, all’hardcore. Le cause sono molteplici, difficile individuarle tutte e analizzarle qui. L’aspetto economico è determinante, sia nell’accesso al concerto sia nella sua organizzazione, ma non è l’unico. Aggiungo una diseducazione generale nei confronti della musica dal vivo (almeno nel nostro paese), l’assuefazione generata dall’ascolto “virtuale” (anche visivo), la promozione dei concerti affidata quasi unicamente ad internet.

Che cosa avete in programma per l’immediato futuro? Che tour farete e in che paesi vi piacerebbe poter suonare?

Francesco: Stiamo facendo vari concerti in Italia ed aspettiamo di avere l’occasione giusta per suonare all’estero. Niente di confermato per ora, ma senza dubbio tra quest’autunno e l’inizio del prossimo anno qualcosa accadrà. Dove poi, poco importa. Suonerei ovunque. Nel frattempo stiamo ultimando il successore di Nero Di Marte, e non escludiamo di registrarlo entro la fine dell’anno. Grazie ancora dell’intervista!

- via The New Noise

Musik an sich - Mar 2013

Hi, first of all could you tell a little about NERO DI MARTE your musical career and the formation of the band?

F: Hi there, this is Francesco (guitar) answering your questions. Nero di Marte is a musical project that has its origin in another band called Murder Therapy, started here in Bologna,
Italy, in 2007. Sean and Marco (drums) joined the band later on and
we released our debut album “Symmetry of Delirium” in 2009 via Deity
Down Records (NL). Andrea joined the band as new bass player in 2010,
and together we released an EP called “Molochian”. The album “Nero di
Marte” was recorded in 2011 and that brought us a deal with Prosthetic
Records with our current name. This is more or less our musical
”career”, along with the numerous live shows we’ve played in Italy and some appearances in
Europe.

How are the reactions on the release of your self-titled album „Nero Di Marte“ yet (I think it’s a fantastic record)? Are you happy with these reactions?

F: Thank you! The response has been enthusiastic so far,
and I’ve been very impressed to see how many listeners have pointed out towards
aspects of our music that I had considered way too “intimate” to be grasped by someone who is outside of the band.

One might think the album is your debut. Well, it is your debut as
NERO DI MARTE but formerly you were known as MURDER THERAPY. Why did
 you change your name? Were there musical reasons as your music moved
to a more progressive, experimental sound?

F: In many ways it is a new debut because of the name change, because of the
sound and the potentially wider audience Prosthetic is giving us. It was our intention to change our name at the end of 2010 when the current line-up had stabilized, but for a series of reasons we didn’t, thinking as long as our previous monicker did not become a
sort of burden we would just keep it. Our music however had not
undergone any real drastic change, you can hear a progression just by listening to our releases. In September of 2009 we started writing new material right after “Symmetry of Delirium” came out, and that immediately brought new sounds. Convergence, for example, was the first song we wrote and there are videos of us playing it as a closer for our live shows already in 2009/2010. I think in general when Sean started working on vocals and Andrea joined us on bass, it became obvious we could create something in a much more free and personal way. That’s when we decided to change our name to Nero di Marte. It was the beginning of an alchemy that I think (and hope) has still much to create and express.

How would you describe the music yourself?

F: It’s a kind of journey. After a more “epic” beginning, the music sinks
into something dark and mysterious and then tragically tries to return to the surface. There are phrases and moods that come into conflict and then resolve throughout the album, sometimes not in the same song, making the album very solid as a whole. All the colors in this album are very dark and deep, but still very alive. How do you compose and arrange? Do you have fully written arrangements and scores as the music sounds quite complex or are there jams as well?
Could you tell us more about the creative process? Sean: We usually write parts or most of the songs on our own, so the main ideas come from a single person. What happens though is once a skeleton of the song is more or less arranged (and we all get a sense of where the song is going towards) we start jamming on the riffs and fiddling with the structures and within no time they just transform on their own. Little by little we tweak around parts of the song until we feel satisfied with it: that depends mostly on the context in which the song is written and the balance the song has – ultimately once the intention of a song (in the context of whatever other material we’re writing) is clear, it’s easy for us to understand how to finish it up. In that sense we found that it’s better to open up and work on more than just 1 song/idea at a time, that way you can always experiment by taking a certain direction and immediately recognise if what you’re doing is cohesive with the context of songs you’re creating. But I think the most important aspects of our songwriting is listening to yourself and time. We record all our rehearsals and jams and that impacts the way a song changes a lot. We’ve become picky enough to keep only what is purely essential to the structure and with time we hear what doesn’t sound right even months after it’s been written so a song can change completely even after months, in some cases years! I hope because of this the songs will have a certain longevity to the listener.

Is it difficult for you to transform the recorded music into the live situation?

F: No, absolutely not. What we recorded came from our rehearsal room, and taking it back on stage only involves a few sound changes, we try to “brighten” them to make the performance more understandable, given that the work of a live mixing will never be at the same level of the recording. Also on stage we leave ourselves a bit of space for what is halfway between a replica of the album and improvisation in the more atmospheric sections, such as the middle section of “Nero di Marte” and the beginning of “Convergence” .

What about the lyrics, are they important for you?

Sean: Lyrics are certainly important, but for us at least, the music comes first. We try to mimick with words the mood the music is giving us and that usually ends up with us writing very evocative and introspective lyrics because that’s how we hear the music. It’s always hard for us to speak about the lyrics in the album because they’re all very diverse but very cohesive at the same time, as is the music.

What are your main influences?

F: I’ve been asked this question several times and I answered by naming bands
 that mean something to the four of us, or to me in particular. But
by making a harsh selection, trying to get to the root of it all, I think of King Crimson as the
biggest influence in our way of trying to make music. I won’t name any of their albums in particular because that would be beside the point: it’s their idea of how a band can express itself, how they know and use their instruments, how they explore new sounds without fear in constant evolution. They are in my opinion the most interesting band in the last 50 years.

Is music your profession? Did you study music or are you just self-taught musicians?

F: No, it’s not our profession. It would be great but it isn’t. We’re all self-taught musicians, even if each of us followed a very different path on his instrument.

Sean, your name does not sound very Italian. Is it a pseudonym orwhat’s your story?

Sean: Haha, no pseudonym, I was born and raised in Italy but both my parents are from the USA (from Detroit to be exact). They just decided to move here after they got married, so I learned both Italian and English while growing up.

Will you be touring in Germany to promote your album?

F: We hope to tour Europe (and Germany of course) very soon, hopefully after this summer. We’re working on that, but nothing confirmed at the moment.

What kind of guitars, amps and equipment do you use?

F: Our 2 guitars have quite different sounds and colors, and we tried to keep those characteristics also in the recording, in attempt of creating a richer sound. I play a Jackson guitar with a Peavey JSX head (used for the recording) and a lot of pedals. Mine is the “analog” side of the guitar sound. Sean uses totally different instruments, at the moment he’s been playing an Agile 7 string Telecaster with an Axe Fx Ultra and VHT power amp. He switches everything through a midi controller – it’s easier for him to sing and play if he doesn’t have to mess around with a lot of pedals. Andrea uses a Mayones 5 string bass with an Ampeg svt-3 head and also a variety of pedals.

The sound on „Nero Di Marte“ is very good, heavy and clear. How important was the help of engineer Michele Trasforini and Riccardo Pasini who mixed and mastered the disc?

F: Both were absolutely essential! Michele allowed us to record all the
material with total calm and without deadlines, doing a very good job
on the sound takes. Paso with his experience made everything sound
compact, strong and dynamic. We are very pleased with the final
result: the album sounds real and alive without losing anything in strenght and
loudness.


Any last words to our readers?

F: Give a listen to our album, and please buy it if it arouses your
musical curiousity. We’ll see you live soon! Until next time …

-via Musik an sich

Slam Magazine - Mar 2013

Hi guys, Chris from SLAM alternative music magazine here. First of all, who am I talking to, how are you doing and what are you up to right now?

Hi Chris, Sean here! We’re doing very well – preparing for the album’s release and rehearsing for some Italian shows starting in the next few weeks including a release show with Godflesh! We’re very excited.

You have been playing together since 2007 as MURDER THERAPY, a progressive metal monster with which you already released two EPs and a full length and gained quite a good reputation. Why did you change your Name? What reasons did you have to change it and why was it NERO DI MARTE, you chose for a new Name?

We did not want to go on with a name that made people’s head turn as Murder Therapy did. Although we really don’t think a band’s name really has that much of an impact once a band’s image and sound is established, it felt like we needed a fresh start. We wanted a name that would not deter the listener from listening to the band’s present and future music – we had put off this decision for a long time. Nero di Marte is the italian name of a pigment used for painting that produces a very dark, deep and black color with a very powerful coating peculiarity that we felt was extremely coherent with the atmospheres and sounds we were getting from one of the songs on this new album; eventually it also became the title of the album itself and then expanded to become the band’s name as well.

O.K., you did change your name, but stayed in the same musical surrounding, the progressive metal/progressive death, what is your connection to this kind of music? Tell us a little bit about the music that is/was influencing you at most.

The more we go on writing together and the less an identifiable genre is applicable to describe our music. I think the music we do because of it having its roots in progressive or death metal, is the perfect medium just because it’s the music we’ve grown up playing. What we are really attracted in music are aspects that exist in many very different genres of music and not necessarily the ones you mentioned or in metal at all. It may be just by chance that we try to put these elements together the way we do.

Tell us a little bit about how you guys found each other in the very beginning, why you started to make music together and what has changed for you over the years.

The band started with Francesco moving to study in Bologna and wanting to start a death metal project. He got in contact with our old singer and bassplayer from a local music ad and once they eventually found a drummer they started writing some music. I think clear influences at the time were Immolation, Gorguts, Suffocation, Deeds of Flesh, Cephalic Carnage. Me and Samu (our drummer) were already playing together and joined the band in 2009 right before Murder Therapy was scheduled to hit the studio to record their first full-lenght, and we helped put the finishing touches on that and wrote a few songs. But after a year of touring and writing new music, it became clear that we were going to a different place musically, at least in our ears. We got to know each other very well personally and musically and at the same time we found ourselves comfortable writing what was maybe churning deep inside ourselves for many years but just couldn’t find the proper way to come out. Our compositions had become longer and wider, and for a while we thought we could just be an instrumental band. By chance I started singing on a few new songs and we took it from there. Once this line-up was established and with a much clearer vision in mind, our writing process accellerated esponentially and quicly finished work on this new album. I think now, in reference to our future material, we’ve been able to dig deeper and deeper and move forward at the same time, our only clear influence being ourselves.

At the end of 2012 you signed with Prosthetic Records, tell us a little bit about how that happened and how you feel in your new musical home?

Prosthetic was one of the first record labels we contacted to release the album and we’re really happy to be partnering with them as they understand our music and the journey we’re setting out to do. I think the promotion they do is exactly the help the band needs right now.

When one reads the critics regarding MURDER THERAPY, most of them are very enthusiastic, you have been named as “The next step in the evolution of Death Metal..:” (metalsucks.net), so, is NERO DI MARTE to be seen as somehow the next further step in your musical evolution? If so, where would you say this evolution is heading to, where will you take it and what are the goals of this development?

I feel and hope that Nero di Marte is just the first step for us in a continual evolution. We do not set any goals for ourselves, our only intention is simply to express anything we want musically. As far as for the immediate future, I can say our new material will be much more focused and melodically complex. We are coming to understand how to shape sounds the way we want them and we’re channeling that through our new music.

So you already gained a lot of attention and a good reputation with your former project. With that in mind, a high and very good reputation, a new label, a new name… sounds like a new start with loads of perspectives! Is/was there a lot of pressure on you guys regarding the new project, it´s album an it´s success?

No there really isn’t much pressure. For us it’s a real a pleasure if people like and understand our music, but that’s not why we write and play in the first place. Even if the album doesn’t receive the attention we think it deserves we will still be happy to have put it out since we’re proud of it. The only important audience is our own ears and ones of the people involved in the project.

What are your plans for the future and what do you already know about your touring shedule for 2013?

Hopefully soon we will have some more info on touring plans, but for the time being it’s just shows in Italy. We have actually written more than 1 and ½ hours of new music so I guess in a way or the other we will be going back to the studio this year also.

So, that´s all I need to know for the story! Thanks a lot for taking your time to answer my questions and all the best!

Thank you very much for the interview! Cheers!

Rock Hard Italia (IT) - Mar 2013

Per quale ragione avete deciso di cambiare nome e almeno parzialmente stile? Come mai avete scelto proprio Nero Di Marte?

Nero di Marte perchè è un colore, per l’esattezza un pigmento, una polvere con la quale creare un colore, la sua radice più profonda, ed è bizzarro vedere come spesso la musica venga descritta con parole che appartengono alla pittura e viceversa. Perchè è nella nostra lingua, ed è solo un’idea, una polvere, un alone, privo di pregiudizi, preconcetti e messaggi, nel quale vogliamo far convogliare le nostre idee musicali attuali e spero anche future. Per quanto tutto sommato un nome non abbia alcun ruolo nel definire la musica di un gruppo, volevamo liberarci di Murder Therapy, divenuto ormai una zavorra, e continuare diversamente. Lo stile non è mai cambiato, si è progressivamente trasformato. E’ difficile vederlo all’esterno, con brani registrati in pubblicazioni che distano anche anni tra loro, ma è in realtà un processo di metamorfosi costante. E che spero non si fermi.

Il vostro suono si è fatto più complesso e meno stereotipato per quanto debitore ad esempio di band come i Gojira e i Neurosis. L’evoluzione è stata spontanea o ragionata?

Spontanea direi, ma con una lunga gestazione all’inizio, subito dopo la pubblicazione di Symmetry of Delirium come Murder Therapy nel 2009, per poi avviarsi ad una progressiva accelerazione quando la lineup della band è divenuta quella attuale e le idee hanno iniziato a divenire concrete, a “suonare”. E’ difficile riassumere qui gli ultimi tre anni di prove, ascolti e concerti, però penso che gli elementi essenziali di quella che chiami evoluzione siano stati mutare il timbro ed il ruolo della voce nei brani, affiancare al lavoro su melodie e ritmi quello sul suono in sè, a come modularlo e alterarlo a seconda degli strumenti e ai loro ruoli in una determinata sezione di un brano, dare sempre maggiore spazio alle dinamiche, soprattutto nella batteria ma anche nelle chitarre e nel basso, ad inserire vari “momenti” all’interno di una canzone e imparare a sviluppare un’idea musicale in più modalità. Ci è voluto un po’, per certi versi si è trattato di imparare a suonare e scrivere musica in un modo diverso da come eravamo abituati a fare e ascoltare, ma volevamo farlo. C’è tantissimo ancora da provare ed imparare, ed è proprio questa la cosa più stimolante.

E’ stato difficile firmare per Prosthetic? Secondo voi che cosa ha attirato l’etichetta americana?

Non difficile, ma ha richiesto tempo. Le etichette ricevono una quantità di proposte davvero enorme, e abbiamo dovuto contattarle personalmente in più di un’occasione tutte per stabilire l’inizio di un dialogo di qualche tipo. La Prosthetic non è stata l’unica etichetta interessata al nostro lavoro, ma di certo la più concreta. E per vari motivi era nei primissimi posti nella lista di etichette con le quali speravamo di poter firmare. Considerando i dialoghi avuti all’inizio ed il tipo di offerta che ci hanno fatto penso siano stati attratti sia dalla sonorità proposta che dalle sue possibili future evoluzioni, che abbiano visto in questo album l’inizio di un percorso musicale con molto potenziale.

A livello tematico cosa hanno da dire i Nero Di Marte?

Penso che i temi trattati nell’album siano tutt’uno con la musica. Difficile parlarne in maniera scissa. Sono riflessioni su desideri e paure, gioie e angosce, sogni o rimorsi, nostri e forse comuni alle esperienze di tante persone. Pensandoci l’elemento in comune a tutti i testi è forse la ricerca continua della propria espressione e delle sue tante forme, descritta quasi trionfalmente in apertura con “Convergence”, inevitabilmente disperata nella chiusura con “Anoptikon”.

L’etichetta di band estrema vi sta ancora bene o preferite essere inseriti in una scena di più ampio respiro?

Ciò che viene inteso per estremo in ambito metal non suona affatto estremo a mio avviso, limitandosi in molti casi al muovere velocemente mani e piedi su degli strumenti accompagnati da urla monotonali, cosa tutto sommato piuttosto ordinaria a pensarci bene. Musica che considero estrema per concezione, composizione ed esecuzione può essere quella di personaggi come Penderecki, Scelsi, Xenakis, Ligeti, Messiaen, Stockhausen e tantissimi altri compositori contemporanei. Non rientriamo nè nella prima categoria (e nemmeno in passato con i nostri primi lavori) né nella seconda. Preferisco pensare alla band in un contesto più ampio, sì. Questo contesto lo chiamo semplicemente musica, perché è l’unico veritiero.

La titletrack è un brano molto lungo ed elaborato. Possiamo dire che rappresenti al meglio la band?

Di certo rappresenta più delle altre l’atmosfera di questo album, perché ne mostra più volti. Ma non riesco ad immaginarmela separata dalle altre. Penso che sia il nucleo attorno al quale si regge l’album come composizione unitaria. Una sintesi di certe atmosfere e movimenti, che poi sono protagoniste negli altri singoli brani.

Quale tipo di pubblico è quello che ascolta i Nero Di Marte?

Al momento, aldilà di un numero di persone che ci seguono da un po’, non abbiamo ancora un “pubblico”. Senza dubbio ciò muterà dopo la pubblicazione dell’album, ma non saprei dirti al momento se ci sarà un tratto comune per individuare reali o possibili nostri ascoltatori. Però posso dirti che non amo definizioni ed etichettature per qualcosa che se si potesse esprimere in parole non avrebbe bisogno di esistere come musica. E spero quindi che non ci sia nemmeno un’etichetta per definire un nostro ascoltatore.

Pensate che l’Italia sia sufficientemente matura e attenta per poter comprendere il vostro stile complesso o ancora una volta sarà l’estero a tessere le vostre lodi?

La tua domanda è lusinghiera, e ti ringrazio per questo. Nonostante il feedback positivo e quella sensazione di essere “apprezzati” non dispiaccia in fondo nemmeno ad un misantropo, non suoniamo né per essere compresi né per vedere riconosciuto qualcosa dall’esterno. Sarei bugiardo a dirti che l’attenzione che in questi mesi la band sta ricevendo, sia in Italia che all’estero, non ci faccia piacere… ma alla radice di tutto c’è la necessità, sia mentale che fisica, di creare la nostra musica, di esprimere e dare forma alle nostre idee musicali. Il “pubblico” più importante per me sono le mie orecchie, le persone con le quali suono e qualche altra persona con la quale condivido interessi musicali e non. L’unica cosa che conta è riuscire ad essere compreso da loro e riuscire a creare qualcosa insieme. Il resto può avere qualche influenza a tratti, ma è davvero secondario. E di conseguenza poco importa del confine geopolitico e culturale nel quale poter essere ascoltati con maggior o minor interesse.

Quali sono i vostri progetti imminenti?

Attendiamo la pubblicazione ufficiale dell’album per poterlo promuovere come merita in Italia e all’estero, soprattutto suonando dal vivo. Lavoreremo ad un videoclip particolare per uno dei brani dell’album con un’artista polacco molto interessante e stiamo ritoccando gli ultimi dettagli al seguito di “Nero di Marte” che intendiamo registrare entro la fine dell’anno. E’ un periodo molto creativo, ricco di energie ed idee, dopo un lungo tempo di accumulo…

Legacy Magazine - Mar 2013

LEGACY: First of all, there is something to be cleared up about your name. Normally, bands do not simply change their name… so, when did you know you had to switch from Murder Therapy – and why?

Francesco: With our new lineup (in particular from when Sean started singing as well as playing and Andrea joined us on bass) we came to feel we could express anything we wanted musically, with no genre limitations whatsoever. We needed a new name that could mirror that same feeling which wasn’t bound to any kind of prejudice. A name through which all our present and future musical desires could “converge”. We put off changing our name for maybe too long as we feared it would scratch off the little reputation we had with the name Murder Therapy… But it needed to be done. We also wanted it to be in our native tongue, so… Nero di Marte, there you have it.

LEGACY: The explanation of the black oxide Nero Di Marte you give on your promo sheet is incomplete… I don’t know for what reason, but even Italian wikipedia does not explain more about this oxide. Is it a powder? Something with manganese or aluminium in it? That’s what I know black oxides from in sedimentology…

Francesco: It’s rather a pigment, which is a powder plus other components that combined form a color. Iron oxydes have been used for quite some time to create colors and depending on their characteristic and firing you can obtain different tones of reds, oranges, yellows, browns, violets and, of course, blacks. I paint and create on my own most of the colors I use. All the iron oxydes, the so called Mars colors, are the ones I value and use the most. While writing new music we usually use strange words to temporarily identify them when we still don’t have a title or lyrics. We had given the names Nero di Marte (Mars Black), Rosso di Marte (Mars Red) etc.. to songs with a particular atmosphere and riffing. The name changed for all of them, except for Nero. Rosso di Marte is present in the album, I wonder if people can guess which one it is… A pigment is the purest part of a color, its real material origin, its most profound nature. Like the oscillation of a note in sound and music.

LEGACY: To go a bit more into details: how did you find each other? After all, Sean Worrell does not seem a name from the Emilia Romagna.

Francesco: Sean’s parents are both from the USA but they moved to Italy before he was born. Him and Marco had been playing together in another band previous to Murder Therapy; I spied them at their rehearsals and we then started sending emails to each other, seeing each other at concerts until we realized we wanted to do something interesting together. We finally played a show with our 2 bands and right after that we asked them to join us in Murder Therapy. The same happened with Andrea – by going to a concert of his band Miotic we saw the way he played bass and explored different sounds. There was a clear musical understanding between us and that made it clear he was the right guy.

LEGACY: I was quite surprised to hear that your Hardcore/Mathcore influences are hardly listenable any more. Is this a chapter you closed?

Sean: Actually I think there are some interesting rhythmic ideas in the album, although they are less noticeable I guess. I don’t exclude more rhythmically complex songs will surface in the future as it is an aspect of music we care about, but I’ve never thought of us as a Hardcore/Mathcore influenced band.

LEGACY: About the title track: this must be the longest bastard you ever composed – how can one have a plot of such a song in his head? Or was it just created by jamming it out longer and longer?

Francesco: The truth is always in the middle: almost all the riffs of the song came from a single person, but its arrangement and final form was the result of a long and collective work – this is the case for almost all of our compositions. Though it wasn’t easy to get there because of the song’s unusual structure and its lenght. I think the song’s plot and its coherence are successfull because it came from a single person, from a particular style of playing, by channeling in a single song ideas, notes and intuitions that had been accumulating for many years. And from the stress of writing my thesis papers and the coffee I had in circulation haha. The fact that the song turned out solid, rich in detail and (in my opinion) well arranged was because of the work we did by jamming together. Now “Nero di Marte” sounds like a long and complex conversation, while before it was just many words and phrases battling each other to take form. And Sean did an excellent job acting as a gel by bringing everything together with his voice.

LEGACY: About releasing a self-titled album: since we spoke of your changed band’s name and meaning – would you call it another debut album again?

Francesco: You’re right, in a certain way it’s a new debut: we have a new name and an important record label supporting us to promote it. For the musical project itself it is a new beginning. On a more personal musical level it is a landmark of a journey we started years ago… one that I am sure will continue in various forms.

LEGACY: The second really loooong track is “Anoptikon”, which I would translate with “without eyes” or “the lacking ability to see”. Now, physically, we are not blind. Most of us, at least. So, taking the title metaphorically, what do we need eyes for? And… ever thought of Exupéry’s saying “It is only with the heart that one can see properly; what is essential is invisible to the eye.”?

Francesco: Anopticon is a word invented by italian writer Umberto Eco, opposed to Panopticon (which defines a prison where one guard can monitor all prisoners thanks to its particular architectural and technological structure). It describes a prison where the guard is the only person that can be seen, and in no way he is able to observe the prisoners. In the dramatic atmospheres of the song and in its lyrics we try to describe an imprisonment in which there is no real contact with a “guard”, no real concrete physical constrain but it is only our fear, the moral that we’re given and our supposition of actually being in chains that keeps us imprisoned. I think this is a deeply-rooted sentiment in postmodern culture. To answer your question, I don’t believe in a system that divides the eye’s perception to the one of the “heart”; it is a complex reality in which every element contributes in its own way. Although the eye (or its absence) is a very fascinating and tremendously complex way to describe our relation with our surroundings.

LEGACY: Lyrically, I have one more question regarding your previous release titles – they all seem to point to the inside of man, and I like the concept of resilience and indolence (in terms of physical painlessness) a lot. Now you’re turning black again. For what reason?

Sean: We’re not really turning in any particular direction thematically, we just like exploring several different things lyrically. In the album there is one song, “Resilient”, that touches the concepts you mention although in a more collective and metaphoric way. We do not wish to be dark for the sake of being dark and to prove that I think there is much variety in the album’s lyrics.

Do you still take your inspiration from the introspective?

Francesco: Inspiration is bound to how much you want to let it in. The less walls you have in regards to creativity, the more your sources of inspiration will be. Introspection and self-analysis are fundamental; even in hindsight, it helps you try to understand what makes your music turn a certain way instead of another. I think it’s a continuous dialogue. For sure the introspective element is the most decisive when it comes to writing lyrics. In regards to the music itself, I think it’s impossible to identify all the elements we’re inspired by: be it on a conscious or subconscious level, there are way too many, some of which we probably ignore completely.

LEGACY: Can you think of something that is more important than groove?

Sean: “Groove” does play a role in our music but I don’t really pinpoint aspects of our playing in that way. I think the most important thing for us is expressing certain moods through our music and viceversa, create music that can express certain moods.

LEGACY: If I were a musician, I would hate the question, but I will ask you nevertheless: what bands are your greatest inspiration?

Sean: There’s nothing bad about the question, it’s just I don’t think there are bands that really inspired the project. But there are many bands that we all like for various reasons, and of course we all tend to absorb elements of things we like. I would say King Crimson, Pink Floyd, Tool, Gojira, Ulcerate, Meshuggah, Gorguts, Isis, Sleepytime Gorilla Museum, etc are common musical interests. Each of us would give a different more personal answer. If I was just speaking for myself I would mention many 90s bands that no doubt influenced my guitar playing.

LEGACY: Do you mind political questions? What about Berlusconi running for minister of whatever for the next elections?

Francesco: Politics have nothing to do with our music and in a broader sense our lives, so we prefer not to answer the question.

LEGACY: I read you are going to tour with Virus from Norway, which is the project of two of the most notorious avantgardists of the whole extreme metal scene. Who is going to support whom – and how much are you looking forward to it?

Sean: We were very much looking forward to playing with them and in general seeing their live performance. We had a couple of shows planned back in December here in Italy but they had to cancel their detour to our peninsula for some reason. That was unfortunate, but I hope we’ll able to play together soon!

LEGACY: Aside that – what else are your future plans?

Sean: We’re playing many shows here in Italy to support the album, including a release party with Godflesh from the UK; we’re still trying to figure what our options are for touring in Europe tour, I hope we have more info on that soon. We’ve also completed work on songs that could very well be a whole other album and we’re starting pre-productions as we speak; hopefully we will enter the studio again by the end of the year, but for now we will concentrate on playing shows and promoting the record.

LEGACY: The last words are yours!

Francesco: Thank you for this interview! To the readers, our new album will be coming out March 18th worldwide through Prosthetic Records; if you wish to be updated on tours, news and the like visit www.nerodimarte.com

Denti di Metallo (IT) - Mar 2013

1. Ciao ragazzi, vi do il benvenuto in questa landa desolata e disordinata che è Denti di Metallo, attenti a dove mettete i piedi che ho delle tigri dai denti a sciabola al posto dei gatti di polvere. Mi spieghereste il motivo del cambio di nome della band e il significato che porta? 

F: Ciao! Temiamo di più i gatti di marmo, in ogni caso “Nero di Marte” è il nome di un colore, più esattamente di un pigmento, una polvere ottenuta da ossidi di ferro calcinati. Tutti i colori definiti “di Marte”, seppur opachi, hanno una tinta molto forte, intensa ed in moltissime combinazioni e miscele riescono ad alterare profondamente gli altri colori con i quali entrano in contatto. Volevamo un nome nel quale far convergere tutte le nostre idee musicali, presenti e future, e lo volevamo nella nostra lingua. Musica e pittura sono terribili sorelle. Spesso ognuna parla con il linguaggio e l’aspetto dell’altra.

2. Ho notato che sebbene il nome della band sia italiano, avete preferito l’inglese per nominare le tracce e per la maggior parte dei testi. Come mai? 

F: le tracce di “Nero di Marte” sono state ultimate e registrate tempo prima del cambio di nome della band. In ogni caso già in “Molochian”, pubblicato con il monicker Murder Therapy, c’era una traccia in italiano (Di Luci e Negazioni per l’esattezza), altre verranno in futuro. Nei nuovi brani ci sono anche testi in italiano. Questo ibrido ha un equilibrio che ci piace molto.

3. Come avete creato il disco? Voglio dire, chi di voi ha ancora nell’armadio la camicia di forza dei tempi del manicomio? Dai su, a me lo potete dire. 

F: Non c’è trama che non possa essere scomposta nelle sue più piccole parti. Il fautore può, se lo desidera, cercare di mascherare questo processo. Così come, in questo caso, l’ascoltatore può progressivamente svelarlo. Quindi, come per tutto, il disco è stato “creato” un po’ alla volta, partendo da Convergence, scritta molto tempo fa e già suonata dal vivo dalla formazione del 2009/2010, fino a giungere a Times Dissolves, composta poco prima della registrazione dell’album. La gestazione è stata lunga, per tanti motivi. Il processo però sempre lo stesso: uno di noi ha un’idea, un riff, una struttura, frasi più o meno lunghe, che poi vengono sviluppate, arrangiate, smontate e riassemblate fino a ciò che in quel momento sembra la forma definitiva, anche in relazione ai brani già scritti. Questo processo è ora divenuto molto più veloce, ma alla fine del 2010 era ancora nella sua fase sperimentale. Ciò però ha fatto sì che i brani sopravvivessero ad una selezione lunga… e forse proprio per questo suoneranno più longevi.

4. Impossibile non sentire le influenze degli Ulcerate e qualcosa dei Gojira, chi altri sono i vostri maestri spirituali?

F: Nessuno in particolare direi. Ognuno di noi ha avuto il suo percorso musicale diverso, ma abbiamo sicuramente, parlando di band, dei punti di incontro e di riferimento. Oltre ai gruppi che hai citato direi Gorguts, Isis, Zu, Meshuggah, Tool, Mastodon, Pink Floyd, Dillinger Escape Plan. Forse su tutti i King Crimson. Nessuna band è riuscita fin ora, a mio avviso, a produrre così tante metamorfosi mantenendo un’identità e una profondità musicale così profonde. Mantenendo sempre lo strumento, la musica, al centro, senza mai renderla arida. Esplorando, provando, modificando, percorrendo i suoni dei vari decenni e facendoli propri in maniera eccezionale. Forse loro sono davvero dei “maestri spirituali”.

5. Pensate di evolvere il suono ulteriormente, o per sentite di dover sperimentare ancora su questi territori post-metal?

F: Di certo il prossimo album suonerà ancora diverso, mantenendo sempre quel tratto che sono sicuro ci caratterizza come band. Posso dirti che abbiamo già ultimato il successore di “Nero di Marte” e, seppur ne parleremo in dettaglio in futuro, molti nuovi elementi si sono fatti spazio nei brani: suoni diversi, maggiore dinamica, nuove voci e atmosfere. Più che evolversi, quelquid cerca e chiede di manifestarsi in modi sempre diversi senza perdere la sua natura più profonda. Quale poi essa sia è impossibile definirlo, ma la avverto in tutta la nostra musica.

6. Non ho potuto fare a meno di notare, come per l’EP Molochian, una certa ispirazione al compositore italiano Giacinto Scelsi. Ci sono anche altre influenze non necessariamente metal che vi hanno aiutato a creare la vostra musica? 

F: Sono davvero contento che tu abbia percepito questa caratteristica, Scelsi ha scritto parte della musica che trovo più vicina all’origine della vibrazione, dell’oscillazione e della tensione del suono stesso. Seppur queste caratteristiche si possano riscontrare in tantissima stupenda musica contemporanea, in lui tutto assume un aspetto tremendamente ritualistico, evocativo, assoluto. La sua influenza, come quella di tanti altri compositori contemporanei, sarà forse più evidente nelle nostre future pubblicazioni. E’ difficile rispondere alla tua domanda, è un discorso così ampio, e diverso per ognuno di noi. Ciò che forse però a livello di band ci ha influenzato di più, in maniera non sempre del tutto razionale, è la liberazione delle forme di espressione che caratterizza buona parte di quella che viene definita “musica contemporanea” e alcune band progressive dei decenni passati.

7. Non ci sono molte band che si cimentano in questo stile, secondo voi a cosa è dovuto?

F: Domanda un po’ rischiosa… non saprei. Ogni band dovrebbe riuscire a trovare nel tempo il proprio stile, la propria voce.

8. Cosa ne pensate della scena italiana? 

F: Probabilmente ti riferisci alla scena metal, ma portando il discorso su un altro piano direi che in generale in Italia la musica “underground” è costretta a faticare di più per avere spazi e risorse rispetto ad altre nazioni europee. Per tantissimi motivi, forse grossolanamente riassumibili in un discorso culturale diffuso e nella destinazione delle risorse economiche. A ciò aggiungo una troppo netta separazione dei generi musicali e dei loro relativi ambienti, quasi classisti, caratteristica questa presente non solo nel nostro paese. Tornando quindi alla tua domanda, penso che la scena musicale italiana in genere, dalla classica al jazz al metal e passando per ogni altra forma, seppur ricca di persone e progetti interessanti, non possa esprimersi sempre al meglio a causa delle suddette condizioni.

9. E di quella bolognese?

F: Un po’ assopita negli ultime due anni ma avviata verso una ripresa. La musica in genere a Bologna, seppur fortemente radicata nella tradizione della città, è estremamente legata ai luoghi dove poterla suonare ed ascoltare e questi si sono drasticamente ridotti dal 2011 in poi oppure hanno rallentato la loro attività per motivi economici. Come ti dicevo però, qualcosa si sta rimuovendo quest’anno.

10. Chiudo l’intervista e vi ringrazio per la disponibilità con l’ultima domanda: i progetti per il futuro? Tour all’estero o produzione di nuova musica?

F: la produzione di nuova musica è un processo continuo e l’aspetto più radicato di questa band. Come ti dicevo prima, abbiamo praticamente ultimato il successore di “Nero di Marte” e contiamo di registrarlo entro la fine dell’anno. Ed ovviamente suonare dal vivo, cosa che stiamo già facendo. Vogliamo assolutamente partecipare ad un tour estero e stiamo lavorando in questo senso, ci auguriamo quindi che possa accadere presto. Grazie a te per l’intervista e la recensione del nostro album, a presto!

Iron Hops - Mar 2013

If you don’t know the name Nero Di Marte yet, you need to learn it, post haste. As I said in my recent review of their forthcoming Prosthetic debut, this Italian quartet is already one of the best technical metal bands on the planet, and if you’re into technical metal, you want to add this to your collection as soon as humanly possible. We were fortunate enough to have vocalist/guitarist Sean Worrell sit down for an email interview with us to give us some insight into the inner workings of this incredibly impressive band. Iron Hops: So I always like to start with the basics.

Nero Di Marte is your first album for Prosthetic, but according to your press kit the band has been around for a while, and even put a couple of things out in Europe under a different name. Since we’re an American website, can you fill in our readers a bit on the history of the band and how you ended up going from self-releasing an EP in 2010 to signing with Prosthetic? And why did you end up changing your name?

Sean Worrell: Yeah, the band’s been around since 2007 under the name Murder Therapy, although Francesco (guitar) is the only founding member to still be in it. We released an album called “Symmetry of Delirium” under dutch label Deity Down Records in 2009 and two EPs in 2008 and 2011. We gained more attention from the press in 2011 I think because of the EP’s more experimental sound and once we recorded this new album we realized it was best for us to just change our name. The old name didn’t suit our style anymore and was way too brutally “in your face”. We wanted something that could represent the band’s ever evolving music, a name that was not subject to prejudice as our old one was. Prosthetic was one of the first labels we contacted to release the album and we’re very happy we’re able to work together.

IH: One of the many stunning things about the album for me is the song craft. I listen to quite a bit of technical/progressive metal, and I find that even with the best bands if you listen to them closely enough you can figure out the patterns in their songwriting and begin to anticipate the moves they’re going to make and the shape their songs are going to take. I can’t do that with your album—every turn is a surprise, no matter how many times I listen to it. How do you go about constructing your songs? Are the tempo shifts and unexpected turns from one section of the song to the next something you meticulously plan, or do they occur more organically through jamming? Does everyone in the band contribute to the songwriting process?

SW: What usually happens is one of us has most of the song in their head and presents all those ideas, riffs and atmospheres to the rest of the band. Since we usually don’t follow any sort of normal structure the songs are very linear to begin with, even in their most primitive form. But once we start jamming and bounce off new ideas from each other all the parts expand and different “movements” are created in the songs, like in classical music. The aspect of creating these different “movements” in a song is already present in this album, though we will try to develop that even further in our future material. We try to make the tempo and atmosphere shifts as organic as possible so that you understand the intention we were going for even if you don’t expect a change to be there. Tempo changes are a very interesting subject and we could spend a whole interview giving a deeper analysis… They always come out naturally, and they’re always associated to when there’s a change in mood or we play with a different type of feeling. We then later understand what’s going on with the song’s different bpm. We all try to work as a unit in writing the songs but at the same time everybody works on their own parts and gradually what others play may influence what you play: it’s an open dialogue and it remains that way until we feel the song has found a balance between everything. But even then, you never know. One of the interesting things is how you tackle a song after you’ve let it digest for a while. We might just leave a song in the back of our heads for a few months and then when we go back to it we might change some things completely. It’s a privilege to have time to write music so a song can naturally evolve.

IH: I’m a bit of a gear nerd, so I want to ask about your guitar and bass setups. A lot of really technical metal albums end up sounding cold and dry, probably because the music is so challenging and has to be played so precisely. But your album doesn’t sound cold or dry at all—in fact, it has a very warm, inviting sound to it. Can you talk us through a bit of your gear, like what kinds of amps/pickups/effects/etc. you use to get that warmer sort of sound? And how different is your live setup from your recording setup?

SW: To be honest the sounds we got in the studio were only an attempt to recreate what we’ve been hearing at our rehearsal space and by that I also mean no editing in the drums and no sound replacements whatsoever. But I think some of the extra little details in our sound we improved in the studio has influenced our live sound. All guitar tracks were recorded with Francesco’s Peavey JSX head through a Marshall cab with Greenback speakers. There are for the most part two guitar tracks, left and right, me tracking with a Les Paul 7 string with Bareknuckle Nailbomb pickups and Francesco with his Jackson Dinky with EMGs. We’ve used quite an amount of pedals for all the sounds and effects you hear, as well as my Fractal Audio Axe-Fx Ultra. The fact we recorded with two different instruments, played by two different people with different “hands” and styles contributed in creating a richness of texture and sound that cannot be achieved by a single person, even from the most precise player. In many metal records the intention is to always correct and make what the two guitars are playing as similar and precise as possible, and we’ve gone in the opposite direction. This makes you perceive a more complex richness in sound, even when the guitars are playing the same exact parts and notes the overall aura of two different timbres remains. As far as bass goes, Andrea used his Mayones 5 string through an Ampeg SVT-3 Pro and cab, with a variety of pedals.

IH: So I’d be remiss if I didn’t ask about the vocals on the album. As I said in my review of it, you show more vocal range on the album than any metal vocalist I think I’ve ever heard. How did you develop your vocal style? Were you always able to do such a wide variety of things with your voice, or is that something that’s evolved along with the band’s sound? Have you had any formal vocal training of any kind?

SW: Thank you very much, I really appreciate it. I started singing in the band only two years ago and still feel like I have loads to work on to achieve a personal style, and as with everything you should never stop learning. My parents both being jazz musicians, in particular my mom being a very talented singer, for sure helped my singing along with my playing. But also being a very open-minded listener has been key for me to appreciate and conjure different tones with my voice. But I haven’t really had any vocal training, apart from a few tips from my mother; with time I’m learning what works best for me and where to experiment, just the same as it is for us musically – it’s very much a parallel journey.

IH: Iron Hops is a website that covers craft beer along with metal, and I always like to ask bands at least one beer-related question. Being that you’re from Italy, though, I have to admit I don’t know anything about Italian beer. When I think Italy, I think wine. Is there any kind of craft beer or small brewery scene in Italy? If/when you guys reach for a beer, what do you drink?

SW: There is no small brewery scene in Italy as is in the States unfortunately… I always like to try local beers when I’m overseas – I’ve tried several beers in the Michigan/Illinois/Wisconsin area, but for now I think I prefer the good European imports we get here in Italy – though there is no thrill in drinking the same old stuff over and over haha! Some personal favorites are Tennents Super, Elephant, Forst, Hoegaarden, Adelscott…

IH: Last question: the album comes out on March 18. What’s next? Any chance of Nero Di Marte touring the States in 2013?

SW: For now we just have a few shows here in Italy confirmed. We would love to tour both Europe and the States this year; we’ll just have to see if they want us there and if the right situation pops up. We also have more than an hour and ½ of new music so we’re getting the suspicion we will head back to the studio by the end of the year…

Louder Than Hell - Feb 2013

The Italians in Nero Di Marte are one of the latest signings of Prosthetic Records, and the band is releasing the self-titled debut album on 18.03.2013. Nero Di Marte is a four-piece destruction squad counting Sean Worrel (guitar, vocals), Fracesco D’Adamo (guitar), Andrea Burgio (bass), and Marco Bolognini (drums). These have previously operated under the name Murder Therapy and they put out the Molochian EP a couple of years back. Now, they regrouped as Nero Di Marte and joined forces with Prosthetic Records to put out one hell of an album to kick off 2013. I got the chance to chat with the band and listen through the new release. My conclusion? Well, after listening through the album a couple of times – I’m overly convinced that Nero Di Marte has put out one of the most decisive and crafty albums you’ll hear in 2013. And yes, I’m aware that we’re still in January.

LTH: So, this is the debut album for you guys on Prosthetic Records, what’s your thoughts on that?

Sean Worrell: We are fans of Prosthetic’s work and think they’ll be an excellent home for our music. They take on some risky musical projects from time to time and have successfully released some of my favorite bands. We are grateful to them for picking the album up especially in these hard and strange times for both labels and artists.

The times are strange indeed for the record industry, so I’m stoked that there are labels still backing up bands and going for it. This album includes six songs, and clocks in close to 50 minutes. This means that there are quite long songs. But no worries: This is one of those albums that can and should be listened to in one stretch. You’ll get a stronger impression when hearing the whole album in one session rather than just picking a song here and there. But should you be tempted and too weak to resist, songs like Drawn Back and the album closer Anoptikon are just plain awesome and should convince you to repent. As I see it, the magic trick with long and intricate albums is that the songs need to somehow be more than the mile-long sequence of quirky riffs and toungue-in-cheek drumming. I’m certain that Nero Di Marte have succeeded in lifting the album up from the heap of nicely skilled prog/metal/technical metal bands. What they have created an album, not just handful of songs, that explore the wider tonal landscape suggested by themes, riffs, and harmonies. In a less tight-ass semi-analytical phrasing: This album brings plenty of really heavy and sharp metal music to your ears, and the album grows better steadily after the first couple of runs. The album stays interesting, revealing details and layers within the songs as you get to know the material. It’s kinda like your girlfriend’s/boyfriend’s ass: Getting heavier and occupying more space in you life for each passing day you spend together. So, what kind of music are we talking about here? Well, the songs are long with distinct and intricate song structures, managing the rare art of keeping your head banging and your mind thinking at the same time. The almost prog-rock quality of the songs is what really keeps this album on repeat, as each contains a lot of neck-breaking riffs and sick drum patterns that is combined into massive songs and a monster album. The drummer probably originates from outer space, judging from the awesomeness in drum skills, I mean, the drumming stuff is mind-boggling with its constant precise punctuation of tempo and to-the-point fills. Pitfalls of technical drumming are many, but Marco Bolognini seems to evade them all by finding a nice balance of between background and foreground. The guitar work is really something, and it particularly shines when they do this halfway disharmonic fast plucking of tones that squirms and bends into pure liquid heavy metal riffs. Deathspell Omega (fr/fi) is perhaps the nearest comparison here, but Nero Di Marte seem to have a wider register of different sounds, they’re more organic in their approach and they add these layers of riffs that evolve throughout the songs. The band has perfected the build-up-from silent heaviness-to-blastbeat-havoc technique as the pace in the songs smoothly from mid-tempo sections to lightning fast blast beats. The tight production strengthen the tempo shifts and make the odd time signatures add to the songs instead of just being confusing.

LTH: How was the song writing process for this album?

Francesco D’Adamo: Pretty long. We went through some transformations these last years, both in our lineup and in the sound we were trying to achieve. We actually began writing songs like “Convergence” and “Anoptikon” way back in 2009, when the band had a different name. Once we found a balance in the band with Sean handling vocals and Andrea on bass everything took a clear and stable direction and it was much more natural for us to complete the album. I guess because of this long period of time the songs have had time to mature and were subject to many changes while searching for their own perfect structure… and I think and hope that the album will be listened to for a longer period of time because of it.

The vocals lurk in the mid-range, in terms of not being a total death-vomit extravaganza – nor is it a classical clean-vocal approach. In fact, the vocals are not that different from Joe Duplantier of Gojira, but Sean Worrel seem to operate with a wider arsenal of vocal expressions. The band as whole comes across as much more dynamic and differently oriented despite similarities with Gojira. Especially the blastbeat sections more resemble bands like Ulcerate, but then you have sections that sounds like what Tool should have sounded like, had they only got their shit together and been more into metal.

LTH: Is there a lyrical theme, or are the songs thematically separate?

Sean: There is no clear lyrical theme throughout the album, at least not intentionally, although some of the songs go in pairs thematically and in style. For example “Convergence” and “Nero di Marte” are both about us as a band and the relationship we have with our music (albeit in a very metaphorical way) and “Drawn Back” ,“Time Dissolves” in a way both speak of letting things go whether you want it or not. These pairings didn’t come up intentionally though, they’re just different sides of a particular theme we wanted to explore.

The album was recorded at Regrexion Studios with Michele Trasforini, and Riccardo Pasini who also worked with bands like The Secret, Ephel Duath, and Extrema did the mastering. The end result is an album with a really heavy sound while maintaining the richness and instrumentation in the songs. For this type of music, that is a crucial factor, indeed.

Sean: The album was tracked in Regrexion studios. We had worked with Michele for our previous release “Molochian” (when we were still called Murder Therapy) and one of the deciding factors for us to go back there was the complete freedom and serenity we had while tracking. We did not have any time constraints while recording (although we finished everything in 9 days) so we could also be more creative while tracking. We then mixed and mastered the album at Studio73, known for working with Ephel Duath, The Secret and many others; it’s a great studio and workplace and I’m sure we’ll want to work there again.

LTH: Did you have any reference-albums for creating the sound of the album, kinda like comparisons pointing the direction for the sound?

Francesco D’Adamo: There weren’t any particular references, no. The idea was to capture, develop and expand the atmospheres we were getting from the songs in our rehearsal space, that’s why we chose to keep everything very natural and with the most amount of dynamics possible, in the drums as well as in the other instruments. We tried to perfect the sound of each instrument, by maintaining their own diversity and their own nuances while in the end creating something organic and solid. These are some of the things we’ll try to expand even more in future releases.

The conclusion to all this is simple: Nero Di Marte is presenting a fantastic album in March 2013, and it might very well prove to be one of the best releases this year. The production is crisp and heavy, the songs are heavy, and the whole album just shines from the first eerie intro to the fading walls of feedback on the last song.

LTH: Any tour/gigs scheduled?

Sean: We’re working on it. We have a few shows to present the album here in Italy and will be doing a special release party with a very special guest in our hometown Bologna. We’re also trying to get involved in a European tour that’s going to be going on in April and may, we hope that works out!

For a debut album, this is exceptional – and plain awesome by any standard. When these guys hit the road for their tour, I strongly advice you to get your ass to the concert. In the mean time, the album should keep you busy.

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